Michele Colombo e Colombo Design: progettare oggi l’impresa di domani
Ci sono aziende che crescono aggiungendo un pezzo alla volta e altre che, ancora prima di nascere, provano a immaginare lo spazio di cui avranno bisogno domani. Colombo Design appartiene alla seconda categoria.
Nella nuova puntata di “Imprese da Raccontare”, il progetto editoriale di EVO dedicato agli imprenditori che hanno trasformato una visione in un’impresa capace di generare valore, incontriamo Michele Colombo. La sua storia parte ufficialmente il 1° marzo 1990, ma affonda le radici in un’esperienza familiare precedente e racconta cosa significa ricominciare da zero senza rinunciare a ciò che le generazioni precedenti hanno insegnato. Trentasei anni dopo, quella scelta è diventata un gruppo da quasi 100 milioni di fatturato e circa 400 persone, costruito attorno a una convinzione rimasta immutata: rendere il design accessibile, continuando a migliorare prodotti, processi e organizzazione.





Ripartire da zero, ma non da soli
Michele colloca la nascita di Colombo Design con una precisione quasi notarile: “sulla carta dal notaio il 1° marzo del 1990”. Pochi mesi prima, il 9 novembre 1989, la scissione da Valli & Colombo aveva chiuso una fase importante della storia familiare. Da quel momento Michele, insieme al fratello e ai tre cugini, sceglie di ricominciare.
Si riparte da zero, ma non completamente soli. Al loro fianco ci sono i padri, lo zio Mario e il papà di Michele, che mettono esperienza e competenze a disposizione della nuova generazione. A giugno viene posata la prima pietra dello stabilimento e nel maggio 1991 parte la prima spedizione di maniglie: undici mesi per trasformare un progetto in un prodotto.
Fin dall’inizio, però, c’è una scelta precisa: progettare pensando non soltanto all’azienda di quel momento, ma a quella che avrebbe potuto diventare.
Pensare in grande prima di diventare grandi
A distanza di oltre trent’anni, il layout dello stabilimento è rimasto sostanzialmente lo stesso. Sono cambiate le tecnologie, i processi e le dimensioni del business, ma non l’impostazione originaria. Per Michele è la conseguenza di una filosofia molto semplice: prima di costruire bisogna progettare.
La sua immagine preferita è quella di una casa. A trent’anni vivere su tre piani può non essere un problema; a sessanta, senza ascensore, la prospettiva cambia. Per questo ama gli spazi orizzontali, “sul quadrato”, quello che definisce il “concetto americano”. Lo stesso vale per un’impresa: se cresce aggiungendo continuamente pezzi senza una visione complessiva, prima o poi la struttura rischia di diventare inefficiente.
È una convinzione che attraversa tutta la storia di Colombo Design: la crescita non dovrebbe essere soltanto gestita quando arriva, ma prevista quando ancora non esiste.
Dal dettaglio d’arredo a un gruppo da 400 persone
Nel 1995 nasce la divisione dedicata al bagno. La logica è coerente con quella delle origini: una maniglia è un dettaglio dell’arredamento, anche se viene tradizionalmente venduta attraverso il canale ferramenta; allo stesso modo, gli accessori per il bagno sono elementi funzionali che possono diventare veri oggetti di design.
Da questa intuizione il perimetro continua ad ampliarsi. Negli anni arrivano nuove operazioni e acquisizioni, fino a Cesana nel mondo delle docce. Oggi il gruppo raggiunge quasi 100 milioni di euro di fatturato e circa 400 persone. Michele, però, preferisce un’altra definizione: “una bella famigliona”.
Nonostante la crescita, la visione originaria non è cambiata: creare prodotti di design comprensibili e accessibili, capaci di unire ricerca estetica e industrializzazione.
Il design deve essere pensato, ma anche industrializzato
La parola “Design” non compare casualmente nel nome dell’azienda. Ogni prodotto, che nasca dalla collaborazione con designer internazionali o dall’ufficio tecnico interno, passa attraverso quello che Michele definisce un vero “processo di pensamento”.
L’obiettivo non è inseguire un design estremo, ma renderlo accessibile attraverso l’efficienza produttiva. Michele utilizza l’esempio di un bicchiere: un oggetto realizzato interamente a mano avrà inevitabilmente un costo elevato; industrializzare correttamente il processo permette invece di mantenere il valore del progetto rendendolo disponibile a un pubblico più ampio.
È qui che design e industria smettono di essere due mondi separati: la creatività genera valore quando l’organizzazione riesce a renderla sostenibile.
Non il fatturato a tutti i costi, ma il margine per continuare a crescere
Michele lo dice chiaramente:
Io non sono mai alla ricerca del fatturato estremo.
La crescita, da sola, non è sufficiente. Ciò che conta è creare margine, perché “il margine ti permette di reinvestire”. È una consapevolezza maturata anche attraverso esperienze concrete: grandi commesse da decine di migliaia di pezzi che sulla carta sembravano straordinarie, ma che alla fine producevano poco valore, assorbivano capacità produttiva e rischiavano persino di penalizzare i clienti storici.
La lezione è netta: non tutto il fatturato è buona crescita. Un’impresa deve sapere scegliere ciò che produce valore senza sacrificare equilibrio, servizio e capacità di investimento.
Innovare prima degli altri
Se c’è una costante nella storia di Colombo Design è la volontà di innovare processi e tecnologie. Uno degli esempi più importanti è l’introduzione del PVD, Physical Vapor Deposition, una tecnologia di rivestimento adottata dall’azienda quando rappresentava ancora una scelta pionieristica per il settore.
L’investimento iniziale fu importante, ma permise a Colombo Design di sviluppare finiture durevoli attraverso un processo a basso impatto ambientale. Oggi circa il 40% della produzione utilizza il PVD.
La stessa logica continua ancora. Tra gli investimenti più recenti c’è una macchina sperimentale dedicata a un trattamento anti-fingerprint, pensato per ridurre il problema delle impronte sulle maniglie. Essere i primi, però, significa anche affrontare difficoltà che altri non hanno ancora incontrato. È il prezzo dell’apripista: il vantaggio di arrivare prima e le “tribulazioni” necessarie per riuscirci.



Il servizio come vero elemento distintivo
Design e tecnologia non bastano. Per Michele uno dei principali punti di forza dell’azienda è il servizio, in particolare ciò che accade dopo la vendita:
Il post vendita è la cosa più bella e forte che noi abbiamo.
Il back office lavora con tempi di risposta molto rapidi e l’azienda mantiene un rapporto diretto anche con il consumatore finale, che spesso contatta Colombo Design per ricevere assistenza, trovare un rivenditore o verificare una soluzione proposta da un professionista.
Michele descrive il proprio ruolo con un’immagine semplice: “Io amo fare il vigile”. Gli piace indirizzare le richieste, mettere in comunicazione le persone giuste e fare in modo che il problema trovi rapidamente la propria strada verso la soluzione.
Anche l’intelligenza artificiale è entrata nella riflessione aziendale come possibile strumento per migliorare ulteriormente il servizio, ma senza dimenticare che la tecnologia deve essere governata e verificata. Innovare, per Colombo Design, non significa adottare qualsiasi novità: significa capire dove può produrre valore reale.
Le persone prima dell’organigramma
Alla domanda su come vorrebbe che si sentissero i collaboratori, Michele risponde con tre parole: “contenti, soddisfatti, motivati”. L’entusiasmo delle persone è uno dei pilastri che associa direttamente alla crescita dell’impresa, insieme all’innovazione continua dei processi e delle procedure.
Il suo approccio punta a essere diretto, onesto ed equo: riconoscere chi lavora bene, affrontare con chiarezza ciò che non funziona e ascoltare il clima interno anche attraverso indagini dedicate.
Perché dietro i quasi 100 milioni di fatturato ci sono, prima di tutto, quelle che Michele definisce 400 anime. Ed è anche dalla qualità della loro esperienza in azienda che dipende la capacità del gruppo di continuare a crescere.
Una delle decisioni più importanti: non vendere
Negli ultimi anni Colombo Design ha ricevuto diverse manifestazioni di interesse per una possibile acquisizione. Eppure, quando Michele deve indicare una delle decisioni più importanti prese recentemente, la risposta è semplice: non vendere l’azienda.
Non la descrive come una scelta sofferta. Al contrario, si considera rapido nelle decisioni e in questo caso la direzione è stata chiara. Continuare significa mantenere un progetto che ha ancora spazio per evolversi e prepararlo alla generazione successiva.
Ed è proprio qui che la storia industriale torna a essere una storia di famiglia.
La prossima generazione sta arrivando
Tra cinque anni Michele si vede ancora in azienda. Accanto a lui immagina però sempre più presente sua figlia, ingegnere e attualmente impegnata in un dottorato di ricerca. Il processo di avvicinamento all’impresa è già iniziato e, racconta Michele, “sta maturando”.
La successione non viene descritta come un semplice trasferimento di ruolo. La formazione tecnica rappresenta un patrimonio importante, ma fare impresa richiede anche capacità di sintesi, intuito, coraggio e disponibilità ad assumersi rischi che non sempre possono essere risolti attraverso una formula.
È, in fondo, lo stesso passaggio vissuto da Michele nel 1990: una nuova generazione che entra portando competenze diverse, senza perdere ciò che la precedente ha costruito.
Prima il progetto, poi l’impresa
Se dovesse dare un consiglio a chi vuole iniziare oggi, Michele tornerebbe alla metafora della casa: prima di costruire, bisogna progettare. Un’idea che esiste soltanto nella testa dell’imprenditore difficilmente può diventare una struttura solida e condivisa.
Crede nel business plan e nella pianificazione, pur lasciando sempre una quota di spazio all’imprevisto e al rischio. Perché nessun progetto può anticipare tutto, ma partire senza un progetto rende ogni cambiamento più difficile e costoso.
È una filosofia che Colombo Design applica da oltre trent’anni: pensare prima, costruire bene e continuare a chiedersi come ciò che funziona oggi possa funzionare ancora meglio domani.
CONCLUSIONE
La storia di Michele Colombo e Colombo Design racconta un’impresa che nel 1990 ha scelto di ripartire da zero senza cancellare ciò che era venuto prima. Da allora sono cambiati prodotti, tecnologie, dimensioni e mercati, ma alcuni principi sono rimasti gli stessi: progettare prima di costruire, innovare continuamente, generare margine per poter reinvestire e mettere le persone al centro della crescita.
Forse il simbolo più efficace è proprio quello stabilimento progettato all’inizio e rimasto, nella sua struttura fondamentale, ancora attuale dopo oltre trent’anni. Perché una buona impresa, come una buona casa, non dovrebbe essere pensata soltanto per le esigenze di oggi, ma per quelle che arriveranno domani.
Ed è qui che il motto di Michele diventa la sintesi perfetta dell’intera storia:
Faster, Better.
Fare più velocemente. Fare meglio. E, soprattutto, non smettere mai di chiedersi come migliorare ciò che si è già costruito.
È questo che “Imprese da Raccontare” vuole portare alla luce: le visioni, le decisioni e le persone che trasformano un’azienda in una storia capace di attraversare le generazioni.
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