MANGILI LEVITOLOGY

Davide Mangili e Levitology: dalla scommessa in un garage alla scienza della levitazione

A 31 anni, tre figli e un’azienda nata quasi per caso: la storia di Davide Mangili racconta cosa accade quando un imprenditore impara ad ascoltare il mercato e ad adattare la propria idea.

Ci sono imprese che nascono da un business plan e altre che prendono forma sperimentando, sbagliando e cambiando direzione. Levitology appartiene alla seconda categoria.

Il suo fondatore, Davide Mangili, è un imprenditore seriale di 31 anni e padre di tre figli. La sua azienda è specializzata nella levitazione magnetica applicata all’esposizione dei prodotti. Una storia costruita sul campo, partendo da un garage e da una richiesta apparentemente insolita: far levitare un casco.

Le origini: una scommessa e un’intuizione

Levitology non nasce da un piano strategico, ma da una scommessa con un amico su un settore di nicchia. Quando quel progetto sembra vicino a esaurirsi, arriva una richiesta inattesa: far levitare un casco.

Davide e il suo team lavorano allora in garage e iniziano a sperimentare artigianalmente su bobine e campi magnetici. Il risultato viene portato quasi casualmente a una fiera dedicata ai reseller, dove incontrano Monster Energy, il primo partner importante. La richiesta successiva è far levitare una lattina. Davide risponde di sì, prima ancora di sapere con certezza come riuscirci.

Da quel momento arrivano esperienze legate a MXGP, MotoGP e Formula 1, mentre iniziano ad avvicinarsi brand come Dyson e Milan. Il progetto cresce, ma senza avere ancora una vera struttura, un ufficio o una rete stabile di fornitori.


Dal garage a un’azienda strutturata

Per circa due anni il team vive di sperimentazione. Un altro anno e mezzo viene dedicato a strutturare l’impresa: trovare falegnami e verniciatori, depositare brevetti, sviluppare disegni tecnici e organizzare la produzione.

Anche il progetto cambia più volte identità: prima Sneakpad, poi Nove81Lab, fino a diventare Levitology, con l’ingresso di partner industriali capaci di dare maggiore chiarezza alla visione.

La prima sede produttiva viene stabilita a Bergamo. Poi arrivano Levitation One e l’esperienza a Cosmoprof con Clio Make Up, che apre una nuova prospettiva: portare l’effetto “wow” direttamente nel retail. Il modello evolve così dal noleggio per eventi verso prodotti autonomi e scalabili, come espositori per auto in miniatura, orologi e profumi.


Il momento più difficile: scegliere di continuare

Dopo anni di sperimentazione, la pressione e la fatica economica portano Davide a considerare seriamente l’idea di fermarsi.

È stato bello, ho imparato tante cose, mi dedico alle mie altre cose che forse mi conviene.

Il team, arrivato in alcuni momenti a quindici-diciotto persone, si riduce a due: Davide e Andrea, il socio rimasto al suo fianco. Il brevetto sul totem è appena stato depositato e il prodotto è pronto, ma manca ancora la certezza della risposta del mercato.

Sono un amico e la compagna a offrirgli una lettura diversa: quella che sta vivendo potrebbe non essere la paura di non farcela, ma la paura di farcela. È la spinta che lo porta a continuare proprio nel momento decisivo.


La scienza della levitazione

Il vantaggio competitivo di Levitology, secondo Davide, non risiede soltanto nella tecnologia, ma nell’esperienza accumulata lavorando con oggetti completamente diversi.

Noi siamo la scienza della levitazione.

In cinque anni il team si è confrontato con caschi, lattine, mozzarelle, racchette da padel e profumi. Ogni progetto ha aggiunto esperienza pratica e know-how.

A questo si aggiunge un elemento particolare: l’azienda non ha mai investito in pubblicità, riuscendo comunque a costruire una propria riconoscibilità.

La nostra fortuna sul mercato è che siamo un’entità riconosciuta, nonostante non abbiamo mai investito un euro in pubblicità.

Dall’effetto wow a una visione più ampia

All’inizio l’idea era molto più circoscritta: un progetto di dropshipping destinato a diventare un franchising, partendo da una scarpa dotata di un semplice meccanismo di levitazione. Quasi tutto è cambiato, tranne un’intuizione:

Un giorno tutte le vetrine avranno in esposizione qualcosa che fluttua.

Oggi la prospettiva di Levitology guarda oltre il retail. L’obiettivo è esplorare in futuro anche soluzioni industriali e logistiche, fino alla magnetoterapia.

La sede legale è all’interno del complesso dell’ex IBM di Vimercate, dove è in sviluppo un polo tecnologico europeo. Entro la fine del 2026 potrebbe inoltre aprire il primo laboratorio nella struttura.


La paternità come motore

Un passaggio decisivo nella storia di Davide arriva a 23 anni, quando scopre che diventerà padre. Fino a quel momento lavora soprattutto nel mondo della notte, degli eventi e delle vendite informali. La paternità cambia la prospettiva e lo porta verso qualcosa di più strutturato.

Se non avessi avuto figli così giovane, non avrei preso questa strada. Quando diventi padre, devi assumerti delle responsabilità. Quello switch è stato il momento.

Nella sua esperienza, quindi, diventare padre molto giovane non rappresenta un ostacolo, ma un acceleratore di responsabilità e decisioni.


Ascoltare il mercato prima di innamorarsi dell’idea

Dopo anni trascorsi a imparare direttamente sul campo, Davide consiglia a chi vuole fare impresa di non affrontare tutto da solo: cercare persone che abbiano già percorso quella strada, utilizzare incubatori e validare l’idea prima di investire troppo.

Ma soprattutto costruire una squadra.

Non mi vedo da solo nell’ufficio a festeggiare da solo.

Per Davide, soci, partner e collaboratori sono parte essenziale del percorso. Così come lo è la capacità di non restare prigionieri dell’idea iniziale:

La capacità per portare avanti una cosa è adattarti a quello che poi il mercato ti chiede. Tu hai un’idea, ma se il mercato ti porta in un’altra direzione, devi essere pronto ad adattarti al cambiamento.


CONCLUSIONE

La storia di Davide Mangili e Levitology non segue una linea retta. Parte da una scommessa, passa per un garage, attraversa sperimentazioni, cambi di direzione e momenti in cui fermarsi sembra la scelta più razionale.

Ma proprio questa capacità di ascoltare, adattarsi e continuare a sperimentare diventa uno degli elementi più interessanti del suo percorso imprenditoriale.

Perché a volte costruire un’impresa non significa difendere a tutti i costi l’idea con cui si è partiti. Significa capire dove il mercato sta portando quell’idea e avere il coraggio di seguirla.


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redazione

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