Marco Ghisleni e Tecnomovint: costruire un’impresa con passione, qualità e responsabilità

A volte un’impresa nasce con un business plan. Altre volte comincia con una domanda molto più semplice: se dovesse andare male, avrò almeno un piatto di pasta?

È l’estate del 1979 quando Marco Ghisleni decide di lasciare il lavoro da agente di commercio e mettersi in proprio. Prima di iniziare va dal padre e gli comunica la sua scelta con poche parole: “Pà, voglio mettermi per conto mio… se per caso mi dovesse andar male un bel piatto di pasta me lo dai?” Quel piatto di pasta non servirà. Il 1° settembre 1979 comincia ufficialmente il percorso di Tecnomovint, un’impresa costruita passo dopo passo, trasformando il commercio in produzione, il prodotto in responsabilità e una piccola realtà in una squadra di 25 persone.

Nella nuova puntata di “Imprese da Raccontare”, il progetto editoriale di EVO dedicato alle persone che hanno trasformato una visione in un’impresa, raccontiamo una storia fatta di lavoro, famiglia, qualità e capacità di resistere. Una storia sintetizzata perfettamente da una frase che Marco ha fatto propria: “Barcollo ma non mollo.”

Un piatto di pasta e la voglia di fare

Prima di Tecnomovint, Marco lavora come agente di commercio. Ma provvigioni, zone assegnate e budget iniziano a stargli stretti. Anche quando è un agente, ragiona già mettendosi “nei panni del titolare”: ascolta, cerca di comprendere le esigenze e prova a immaginare cosa farebbe se la responsabilità dell’impresa fosse direttamente sua.

Nel 1979 decide che è arrivato il momento. Non parte da un patrimonio ricevuto o da un’azienda di famiglia: “L’azienda l’ho creata da me.” Dal padre eredita però qualcosa che finirà per valere altrettanto: un modo di affrontare il lavoro fatto di coerenza, impegno e responsabilità. Il programma iniziale non potrebbe essere più essenziale: “Fare, fare, fare e darmi da fare.”

È l’inizio di una mentalità che accompagnerà tutta la crescita successiva: prima ascoltare e capire, poi scegliere dove andare.


Da rivenditore a costruttore

Nei primi anni Tecnomovint opera soprattutto acquistando e rivendendo prodotti. Marco si rende però conto che così rischia di diventare “uno fra tanti”, poco distinguibile da ferramenta e utensilerie. La svolta arriva con l’introduzione dell’obbligo della marcatura CE e della responsabilità del costruttore.

Per Marco è il momento in cui “si accende la lampadina”: bisogna costruire un prodotto proprio, assumendosi direttamente la responsabilità di ciò che porta il nome dell’azienda. Inizia quindi a sviluppare attrezzature e progetti, affiancandosi anche a competenze tecniche esterne, fino a consolidare progressivamente Tecnomovint come costruttore.

Negli ultimi anni questo percorso ha compiuto un ulteriore salto: l’azienda ha acquistato il capannone adiacente per ampliare gli spazi e ha iniziato a produrre gru a ponte in serie, con un ritmo di circa tre al mese. Ancora una volta, la crescita nasce da una domanda molto semplice. Dopo aver ricevuto diversi “no”, Marco comincia a chiedersi: “Ma perché no?”


La qualità non si sacrifica al prezzo

Uno dei principi più netti del suo modo di fare impresa riguarda il prodotto. Per Marco il prezzo non può diventare il criterio che porta a sacrificare qualità e sicurezza.

Io non costruisco un prodotto in funzione del prezzo. Piuttosto rinuncio di mio, ma se io dico che la cosa deve essere A, B, C, D… non posso fare A, C, D.

Il marchio proprio rappresenta quindi molto più di uno strumento commerciale: significa mettere il proprio nome su ciò che si costruisce e assumersene la responsabilità tecnica e legale. Da qui deriva anche l’attenzione alla “customerizzazione”: ascoltare il cliente, comprenderne l’esigenza e adattare attrezzature e soluzioni senza compromettere gli standard.

Anche dopo decenni di esperienza, Marco continua a scoprire quanto possa diventare complesso un singolo componente quando lo si approfondisce davvero. Fare bene, nella sua visione, significa non considerarsi mai arrivati.


“Barcollo ma non mollo”

Il percorso di Marco non è stato segnato soltanto dalle difficoltà dell’impresa. Nel corso degli anni ha affrontato diverse e importanti prove personali. Più che trasformarle in un racconto eroico, però, Marco le affronta con un approccio pragmatico: affidarsi ai professionisti, seguire le indicazioni ricevute e continuare a fare ciò che deve essere fatto.

Il suo modo di sintetizzare questa attitudine è diventato quasi un motto:

Barcollo ma non mollo.

Nei passaggi più complessi, famiglia e lavoro diventano due punti di riferimento. Da una parte la moglie e i figli, dall’altra l’impresa, che gli impone di continuare a guardare avanti. Le difficoltà finiscono così per rafforzare una convinzione già presente: non tutto può essere controllato, ma si può scegliere come affrontare ciò che accade.


Una bella squadra, prima ancora che un’azienda

Oggi Tecnomovint è una realtà di 25 persone, con ruoli definiti e una struttura che Marco descrive con orgoglio come “una bella squadra”. Anche la famiglia è progressivamente entrata nell’impresa: la moglie nella gestione contabile e successivamente i due figli, attraverso percorsi diversi.

La loro presenza apre oggi il tema del passaggio generazionale. Marco riconosce anche i limiti del proprio stile di leadership: ammette di essere stato talvolta “troppo buono”, di aver cercato di non far mancare nulla ai collaboratori e di aver capito nel tempo che disponibilità e regole devono convivere. Perché, come dice lui, “una riga bisogna sempre tirarla.”

I figli portano approcci differenti dal suo e proprio questa diversità sta diventando parte dell’evoluzione dell’azienda. Non si tratta di replicare il fondatore, ma di costruire una nuova gestione capace di conservare i principi fondamentali adattandoli a una generazione diversa.


Passione e fame prima dei risultati

Quando parla a chi vorrebbe iniziare oggi un percorso imprenditoriale, Marco non lo descrive come una strada semplice. Normative fiscali e tecniche, responsabilità e crescente specializzazione rendono necessario circondarsi di persone competenti.

Per questo, secondo lui, alla base devono esserci soprattutto passione e fame. Nei primi anni non si possono guardare continuamente l’orologio o il profitto immediato: bisogna seminare, costruire relazioni commerciali e creare una rete di collaboratori affidabili.

La sua indicazione potrebbe essere riassunta in poche parole:

Qualcuno che abbia fame, voglia e passione.

Non significa lavorare senza metodo, ma comprendere che un’impresa richiede tempo prima di restituire ciò che le è stato dedicato.


Dalla carta all’intelligenza artificiale

Marco ha attraversato una trasformazione tecnologica enorme: dalla carta, dalla penna e dai cataloghi fisici a e-mail, internet, social e oggi intelligenza artificiale. Non nasconde di sentirsi più vicino al mondo analogico: “Il libro lo sottolineo, lo evidenzio… si deve anche rovinare.”

Davanti all’intelligenza artificiale prevale invece una prudenza consapevole. Ne riconosce le potenzialità in termini di efficienza e sa che l’azienda dovrà imparare a utilizzarla, ma si interroga anche sulle conseguenze di un impiego scorretto.

È la stessa logica con cui ha affrontato molte innovazioni durante la sua carriera: il progresso va accolto, ma deve essere governato.


Il 2029 e il passaggio ai figli

Marco continua a essere presente in azienda anche se formalmente è già in pensione. Ma ha individuato nel 2029 un passaggio simbolico: celebrare un importante anniversario del proprio percorso e completare il trasferimento delle responsabilità operative e delle firme ai figli.

Non immagina però un distacco completo. Vorrebbe rimanere come “contorno, supporto, consiglio”, lasciando alla nuova generazione maggiore autonomia decisionale.

È probabilmente uno dei passaggi più complessi per chi ha costruito un’azienda da zero: comprendere che garantire continuità a ciò che si è creato significa, a un certo punto, lasciare agli altri lo spazio per costruire a modo loro.


CONCLUSIONE

La storia di Marco Ghisleni e Tecnomovint comincia nel 1979 con un giovane agente di commercio che chiede al padre la sicurezza di un piatto di pasta e decide di provarci. Da allora l’azienda è passata dalla rivendita alla costruzione, ha sviluppato prodotti propri, ampliato gli spazi, investito nelle gru a ponte e costruito una squadra che oggi si prepara ad affrontare un nuovo passaggio generazionale.

Ma dietro prodotti, capannoni e tecnologie rimane soprattutto un metodo: ascoltare prima di decidere, non sacrificare la qualità al prezzo, assumersi la responsabilità di ciò che si costruisce e continuare a imparare anche dopo decenni di esperienza.

La frase “Barcollo ma non mollo” diventa allora qualcosa di più di un motto personale. Racconta un modo di stare dentro l’impresa: sapere che arriveranno ostacoli, cambiamenti e momenti nei quali sarà necessario rimettere in discussione ciò che si è sempre fatto, senza perdere la volontà di andare avanti.

È questo che “Imprese da Raccontare” vuole portare alla luce: non soltanto ciò che un’azienda produce, ma le persone, le scelte e i principi che hanno permesso di costruirla.


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Dietro ogni azienda esiste un percorso fatto di intuizioni, difficoltà, cambiamenti e decisioni capaci di ispirare altri imprenditori. Racconta la tua esperienza a EVO e diventa protagonista di una delle prossime puntate di “Imprese da Raccontare”.

redazione

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