Business School Italia di Aprile: comunicazione, leadership e crescita concreta
La Business School Italia del 28-29 aprile ha inaugurato un nuovo trimestre dedicato a comunicazione, persuasione e vendite.
Dopo il percorso dei mesi precedenti sulle vendite, questa sessione ha spostato il focus su ciò che rende davvero efficace ogni relazione professionale: il modo in cui comunichiamo, ascoltiamo, interpretiamo la realtà e guidiamo le persone.
Due giornate intense, pratiche e ricche di spunti, con un filo conduttore chiaro: un’azienda cresce quando chi la guida impara a comunicare meglio, decidere con lucidità e trasformare consapevolezza in azione concreta.
Comunicazione efficace: oltre le parole
Ad aprire il trimestre è stato Michele Paesani, con una sessione dedicata a comunicazione efficace, linguaggio del corpo e ascolto attivo.
Il punto di partenza è stato semplice: nelle aziende, molti problemi nascono da una comunicazione poco chiara, frammentata o incoerente. Comunicare non significa solo parlare, ma creare comprensione, allineamento e fiducia.
Da qui il percorso “Oltre le parole”, pensato per offrire strumenti pratici e allenabili. Perché la comunicazione non si studia soltanto: si pratica, si testa, si corregge e si affina nel tempo.
Uno dei temi centrali è stato quello della dissonanza tra ciò che diciamo e ciò che il corpo comunica. Quando parole, tono e linguaggio non verbale non sono coerenti, l’interlocutore tende a credere più a ciò che percepisce che a ciò che ascolta.
Questo accade spesso anche in azienda: un collaboratore dice “sì”, ma comunica resistenza; un cliente dice “ci penso”, ma ha già deciso; una riunione sembra chiudersi con accordo, ma poi nessuno agisce.
Calibrazione, ascolto e rapport
Per comunicare in modo efficace serve prima osservare. Michele Paesani ha introdotto tre concetti fondamentali: calibrazione, ricalco e rapport.
La calibrazione è la capacità di leggere postura, gesti, tono, ritmo e parole dell’interlocutore. Il ricalco consiste nell’avvicinarsi al suo stato comunicativo. Il rapport è la sintonia che nasce da questo processo.
Solo quando c’è sintonia si può guidare davvero una conversazione.
Lo stesso vale per l’ascolto. Spesso crediamo di ascoltare, ma in realtà selezioniamo solo ciò che ci interessa o prepariamo già la risposta. L’obiettivo, invece, è arrivare a un ascolto attivo e profondo, capace di cogliere anche il non detto.
La lezione è chiara: chi ascolta meglio, comunica meglio. E chi comunica meglio, guida meglio.
Comunicazione digitale: il rischio dei fraintendimenti
La comunicazione aziendale passa sempre più spesso da email, chat e piattaforme online. Ma proprio qui aumentano i rischi.
Nella comunicazione scritta si perdono tono, intenzione e sfumature emotive. Per questo, soprattutto su temi delicati o tecnici, è utile mantenere i messaggi oggettivi e separare l’invio dei dati dalla discussione.
I dati possono viaggiare via email.
Le decisioni importanti, invece, richiedono confronto, voce e relazione.
👉 È proprio per trasformare questi concetti in competenze concrete che è stato annunciato un workshop pratico intensivo, in programma il 10 giugno a Bologna.
Un’occasione per allenarsi davvero su:
- lettura del linguaggio non verbale
- gestione della comunicazione in situazioni reali
- sviluppo di ascolto attivo e presenza
Perché la differenza non la fa sapere cosa fare.
👉 La fa allenarsi a farlo, nel modo giusto.
Giorgio Tomassetti e Octopus Energy: crescere con semplicità e missione
Un altro momento centrale è stata l’intervista a Giorgio Tomassetti, CEO di Octopus Energy Italia, a cura di Alessandro Viviani.
Il suo percorso mostra come la crescita non nasca mai solo dalla fortuna. Dopo gli studi in economia e un’esperienza in consulenza, Giorgio entra nel settore energetico, maturando una conoscenza diretta del mercato e una comprensione profonda dei clienti.
Quando arriva l’opportunità di lanciare Octopus Energy in Italia, la riconosce subito. Perché era preparato. Una delle prime lezioni emerse è proprio questa: la fortuna favorisce chi è pronto a coglierla.
Il modello Octopus si fonda su scelte controintuitive: organizzazione snella, semplicità, qualità del servizio, convenienza e forte attenzione alla fidelizzazione. Essere snelli non significa tagliare costi, ma lavorare con il numero giusto di persone, dando loro contesto, autonomia e strumenti adeguati.
Persone, cultura e leadership autentica
Tomassetti ha sottolineato un punto decisivo: le persone sono il vero centro della crescita.
In Octopus Energy la selezione non guarda solo alle competenze tecniche, ma soprattutto all’allineamento culturale, alla motivazione e alle qualità umane. L’obiettivo è formare persone autonome, capaci di risolvere problemi diversi e di contribuire alla missione aziendale.
La tecnologia, come il software proprietario Kraken, diventa uno strumento per abilitare le persone, non per sostituirle.
Un altro tema forte è stato quello della missione. Una missione chiara aiuta a decidere, a dire no, a mantenere coerenza e a costruire una community solida di collaboratori e clienti.
La leadership, quindi, non è solo strategia: è autenticità, esempio e capacità di evolvere insieme all’azienda.
Alessandro Vella: autosabotaggi e programmi interiori
La seconda giornata è stata aperta da Alessandro Vella, con una sessione dedicata ai programmi interiori e agli autosabotaggi inconsci.
Il punto di partenza è stato il paradosso dell’imprenditore: spesso si sceglie di fare impresa per essere liberi, ma nel tempo quella libertà può trasformarsi in una prigione. L’imprenditore finisce per appartenere all’azienda, sempre coinvolto in urgenze, problemi e decisioni operative.
Secondo Vella, per cambiare davvero non basta lavorare sugli eventi esterni. Bisogna osservare il modo in cui li interpretiamo.
Ogni evento, infatti, viene filtrato da percezioni, emozioni, credenze e identità. Da lì nasce un’azione automatica, che genera un risultato e conferma il ciclo iniziale. È così che molte persone e molte aziende restano bloccate negli stessi schemi.
Quando il problema diventa una ricompensa
Uno dei passaggi più efficaci è stato il caso pratico di un partecipante che desiderava rendere l’azienda meno dipendente dalla sua presenza.
Attraverso il confronto, è emerso un meccanismo molto comune: pur lamentandosi del carico di dover risolvere tutto, riceveva anche una gratificazione emotiva dal sentirsi indispensabile.
Questo è il cuore dell’autosabotaggio: razionalmente vogliamo cambiare, ma emotivamente otteniamo un vantaggio dal restare dove siamo.
Per uscire da questo schema serve creare una leva emotiva più forte del piacere nascosto nel problema. Non basta voler cambiare. Serve rendere più doloroso restare fermi che iniziare a muoversi.
Obiettivi personali e aziendali: prima la rotta, poi gli strumenti
La parte finale della sessione ha portato il tema sugli obiettivi.
Prima ancora di definire obiettivi aziendali, è necessario chiarire lo scenario di vita personale: chi vogliamo essere, come vogliamo vivere e quale direzione vogliamo dare al nostro percorso.
Solo dopo, gli obiettivi aziendali diventano strumenti coerenti con quella visione. In caso contrario, l’impresa rischia di crescere in contrasto con la vita dell’imprenditore.
Il punto finale è concreto: l’azienda deve diventare sempre più autonoma, vendibile e meno dipendente dalla presenza costante dell’imprenditore.
CiEvolviamo Bologna: il cambiamento parte da chi guida
All’interno delle due giornate ha trovato spazio anche CiEvolviamo Bologna, l’incontro pensato per imprenditori che vogliono uscire dall’operatività quotidiana e tornare a guidare con più lucidità.
Il punto di partenza è chiaro: se l’imprenditore non cresce, prima o poi si blocca anche l’azienda.
Durante l’incontro sono emersi temi molto concreti: controllo di gestione, controllo dei numeri, flussi organizzativi, gestione delle risorse umane, comunicazione, dati, ricerca, selezione e inserimento delle persone.
Il valore di CiEvolviamo sta nel suo approccio: non offre soluzioni standard, ma stimola consapevolezza, confronto e nuove chiavi di lettura.
Il messaggio finale è semplice: il cambiamento aziendale non parte dai processi, ma dalle persone che li guidano.
Il Gioco dei Fatturati di Aprile: quando la crescita diventa concreta
All’interno della Business School, uno dei momenti più attesi continua a essere il Gioco dei Fatturati.
Non si tratta semplicemente di confrontare numeri, ma di leggere dentro quei numeri le scelte, i cambiamenti e le azioni che hanno generato risultati tangibili.
Il meccanismo è semplice: si prende il fatturato di marzo e lo si confronta con quello dello stesso mese dell’anno precedente. Da lì emerge una classifica che non premia solo la performance, ma soprattutto la capacità di evolvere.
RO.EN conquista il terzo gradino del podio con un percorso che racconta una vera fase di rilancio.
Dopo un periodo complesso, l’azienda ha deciso di cambiare passo sul fronte commerciale, spingendo con maggiore decisione sul mercato. Ma il dato più interessante non è solo economico: è organizzativo e umano.
In parallelo alla crescita, infatti, è stato avviato anche un passaggio generazionale. Una fase delicata, resa ancora più sfidante da un elemento tipico di molte PMI: il know-how concentrato nella testa dell’imprenditore.
Il lavoro fatto va proprio in questa direzione: trasformare intuizioni e visioni in qualcosa di condiviso e strutturato. Oggi padre e figlio stanno costruendo un dialogo più efficace, rendendo trasferibile ciò che prima era implicito.
Ed è proprio questo uno dei passaggi chiave per dare continuità e solidità alla crescita.
Tecnomeccanica Lamiere conquista il secondo posto grazie a un lavoro molto concreto su un tema spesso sottovalutato: la chiarezza dei ruoli.
Quello che sembrava già definito, in realtà nascondeva ambiguità che rallentavano l’operatività. Il focus degli ultimi mesi è stato quindi assegnare responsabilità precise alle prime linee, con l’obiettivo di renderle sempre più autonome e responsabili dei risultati.
Parallelamente, l’azienda ha recuperato terreno rispetto a un inizio anno non in linea con le aspettative. Ora la direzione è chiara: consolidare i risultati e replicare lo stesso approccio anche sulle seconde linee, con una data già fissata: 31 luglio.
Un segnale importante di metodo, disciplina e continuità.
Sul gradino più alto del podio troviamo Brandi Costruzioni Meccaniche, con un risultato che va letto oltre il numero.
La crescita registrata arriva dal lavoro fatto sui clienti storici, nonostante l’ingresso di nuovi clienti importanti i cui effetti si vedranno nei prossimi mesi. Questo significa una cosa molto precisa: il miglioramento è strutturale, non occasionale.
Dietro questo risultato ci sono leve organizzative chiare:
- inserimento e piena operatività di nuovi macchinari;
- maggiore efficienza nella gestione del lavoro;
- processo di delega realmente funzionante.
Un dato è particolarmente significativo: il responsabile delegato è ormai autonomo da mesi e contribuisce attivamente anche allo sviluppo commerciale.
Questo è il terzo mese consecutivo di performance solide. In altre parole, l’azienda non sta solo crescendo: sta costruendo le condizioni per farlo in modo sostenibile.
Il Gioco dei Fatturati non è una gara fine a sé stessa.
È uno strumento per rendere visibile ciò che spesso resta invisibile: il legame diretto tra azioni, scelte e risultati.
Celebrare questi numeri non è una questione di ego, ma di consapevolezza. Serve a capire cosa sta funzionando, a rafforzarlo e a dare energia al percorso.
Perché alla fine i numeri non mentono: raccontano sempre la qualità del lavoro che c’è dietro.
Cosa ci portiamo a casa dalla Business School Italia di aprile
Le giornate del 28 e 29 aprile hanno inaugurato un nuovo trimestre della Business School Italia, mettendo al centro comunicazione, persuasione e vendite.
Da Michele Paesani è arrivato un messaggio chiaro: comunicare bene significa allenare ascolto, presenza, linguaggio del corpo e coerenza. Da Giorgio Tomassetti è emersa una visione imprenditoriale fondata su semplicità, missione, persone e preparazione. Da Alessandro Vella è arrivato un lavoro profondo sugli autosabotaggi che condizionano le scelte personali e aziendali.
CiEvolviamo Bologna ha ricordato che il cambiamento parte da chi guida. Il Gioco dei Fatturati ha dimostrato che la crescita diventa concreta quando metodo, numeri e responsabilità iniziano a lavorare insieme.
Il filo conduttore è uno: per far crescere un’azienda, non basta aggiungere strumenti. Serve cambiare il modo in cui si comunica, si osserva, si decide e si guida.
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