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Business School Italia di Marzo: vendite, leadership e visione imprenditoriale

La Business School Italia del 18-19 marzo ha chiuso un percorso costruito con continuità nei mesi precedenti. Come accade spesso all’interno della Business School, anche questa sessione si è inserita in un filo rouge sviluppato nell’arco di tre incontri consecutivi, per approfondire un tema in modo progressivo e concreto.

Questa è stata l’ultima sessione dedicata alle vendite, dopo un lavoro già avviato nei mesi precedenti. Un passaggio importante, perché ha permesso di consolidare strumenti, metodo e consapevolezza commerciale.

Le due giornate hanno confermato un punto centrale: la crescita dell’impresa nasce dall’incontro tra più fattori. Servono visione commerciale, qualità della leadership, capacità di leggere il cambiamento e coerenza nell’azione quotidiana.


Selling Training: dalla teoria alla pratica commerciale

Ad aprire la prima giornata è stato Alessandro Viviani, Direttore Vendite Evo Imprese, con un intervento focalizzato su un obiettivo preciso: trasformare la teoria delle vendite in pratica concreta.

Il messaggio iniziale è stato chiaro: la teoria è utile, ma senza applicazione quotidiana rischia di restare sterile. Per questo il lavoro si è sviluppato attraverso esercitazioni pratiche e momenti di confronto, pensati per mettere a fuoco i veri blocchi dell’area commerciale.

Nel primo esercizio, i partecipanti hanno lavorato sulle quattro condizioni più frequenti che frenano il sistema commerciale:

  • pochi contatti
  • pochi appuntamenti
  • poche chiusure
  • margini bassi

Il punto non era soltanto capire dove si trova il problema, ma analizzare cosa lo genera e quali alternative operative possono essere messe in campo. La riflessione emersa è semplice: riconoscere il blocco non basta, serve assumersi la responsabilità di cambiarlo.

Un secondo momento ha ruotato attorno alla figura del “peggior venditore”. Ogni gruppo ha descritto errori, atteggiamenti e frasi tipiche di un commerciale inefficace, fino a metterli in scena. Un esercizio utile per evidenziare una verità spesso scomoda: molti errori li conosciamo già, ma continuano a riapparire in azienda sotto forme diverse.

Molto significativo anche il lavoro sulle domande. In questo esercizio era possibile fare soltanto domande, una per volta, e dare una sola soluzione. Ne è emerso un aspetto cruciale: troppo spesso si parla di prodotto prima di aver compreso davvero il cliente. E invece la qualità della vendita dipende dalla qualità dell’ascolto.

Un altro passaggio importante ha riguardato la capacità di presentarsi in modo chiaro. La sfida era spiegare in 30 secondi:

  • cosa fai
  • per chi lo fai
  • quale problema risolvi

Anche qui il messaggio è stato diretto: senza chiarezza non c’è strategia, e senza focus sul cliente non c’è conversione.

La sessione si è chiusa con una domanda strategica: se dovessimo ricostruire da zero l’area commerciale, cosa faremmo di diverso? Una provocazione utile per far emergere nuove idee, senza però dimenticare un punto fondamentale: non serve ripartire da zero, perché il percorso fatto ha già costruito strumenti e competenze. Ora serve applicare.


Il centro emotivo e la Quarta Via: guidare se stessi per guidare meglio il business

Il secondo giorno, con Alessandro Vella, il focus si è spostato sulla leadership interiore e sul ruolo delle emozioni nella vita personale e aziendale.

Partendo dagli insegnamenti di Gurdjieff, la lezione ha approfondito il concetto di Quarta Via, intesa come sintesi tra corpo, emozioni e mente nella vita quotidiana. Un approccio che non separa crescita interiore e business, ma li mette in relazione diretta.

Il punto centrale è stato proprio questo: la qualità della leadership dipende dalla qualità dello stato interiore di chi guida. Da qui nasce anche il concetto di Leadership Alchemica e il progetto del Centro di Alchimia Interiore, orientato a integrare formazione imprenditoriale e crescita personale.

La lezione ha mostrato come le emozioni non siano astratte, ma si manifestino nel corpo in zone precise, come gola, petto e stomaco. Quando il centro emotivo si blocca, il blocco diventa anche fisico. Quando invece è “pulito”, ci aiuta a restare nel presente.

Sono stati messi in evidenza tre errori molto comuni nella gestione emotiva:

  • repressione
  • drammatizzazione
  • razionalizzazione

Tutti e tre portano a una perdita di energia, lucidità e libertà di scelta.

Uno dei concetti chiave è stato quello di identificazione emotiva: il momento in cui non osserviamo più l’emozione, ma diventiamo quell’emozione. Questo porta a reazioni automatiche, chiusura e perdita di consapevolezza. E nel business ha un impatto diretto, perché lo stato interiore del leader si riflette inevitabilmente sull’azienda.

Molto utile anche la parte pratica, dedicata a sei modalità per osservare e gestire le emozioni negative. Il principio di fondo è stato chiaro: non combattere l’emozione, ma imparare a osservarla, riconoscerla e scioglierla con maggiore presenza.

La conclusione è forte e attuale: il lavoro su di sé non è un tema astratto, ma una leva concreta di leadership. Migliora le decisioni, rende più stabile la guida e ha un impatto reale sui risultati.


Da agente a imprenditore: la lezione di Luciano Amadori

Tra gli interventi più intensi delle due giornate c’è stato quello di Luciano Amadori, che ha condiviso un percorso umano e imprenditoriale fatto di sacrifici, intuizioni, relazioni e coraggio.

La sua storia parte dall’infanzia nel dopoguerra, attraversa difficoltà economiche, prime esperienze lavorative senza retribuzione, il calcio, il servizio militare nei carabinieri paracadutisti e l’ingresso nel settore del mobile. Un percorso che mostra con chiarezza come il carattere imprenditoriale si costruisca nel tempo.

Molto forte il passaggio sul lavoro come rappresentante. Amadori comprende presto che non basta saper parlare: per vendere bene servono competenza, preparazione e affidabilità. Da qui nasce una carriera costruita con grande capacità relazionale e con una visione commerciale fondata sul valore, non solo sul prezzo.

La svolta arriva con Mobilclan, e poi, a 49 anni, con la decisione di diventare imprenditore. Da una delusione commerciale nasce infatti Centro Service, costruita su un’idea semplice ma innovativa: offrire componenti per cucine tagliati a misura, pronti per la spedizione, eliminando sprechi e inefficienze.

Accanto alla visione imprenditoriale, il racconto ha messo al centro anche la cultura aziendale. Centro Service viene descritta come una realtà fondata su:

  • rispetto
  • dialogo
  • attenzione alle persone
  • inclusività
  • visione di lungo periodo

Un passaggio importante ha riguardato anche il passaggio generazionale, affrontato con metodo e umiltà, preparando nel tempo l’ingresso del figlio Luca in azienda.

La testimonianza di Luciano Amadori ha lasciato una lezione chiara: le relazioni contano, la competenza è decisiva, le delusioni possono trasformarsi in svolte e l’imprenditore è sempre un esempio per collaboratori, famiglia e territorio.


CiEvolviamo Bologna: il cambiamento parte da chi guida

All’interno delle due giornate ha trovato spazio anche CiEvolviamo Bologna, l’incontro pensato per gli imprenditori che vogliono uscire dall’operatività quotidiana e tornare a guidare con più lucidità la propria azienda.

Il punto di partenza è netto: se l’imprenditore non cresce, prima o poi si blocca anche l’azienda. Per questo CiEvolviamo nasce come un momento di lavoro concreto, non motivazionale, pensato per aiutare chi guida l’impresa a fermarsi, osservare e rimettere a fuoco il proprio ruolo.

Durante l’incontro sono emersi alcuni dei temi più diffusi nelle aziende italiane, tra cui:

  • passaggio generazionale
  • burocrazia e complessità normativa
  • comunicazione interna
  • gestione del personale
  • marginalità e controllo dei numeri
  • rapporti tra soci
  • accesso alla finanza

Il valore del format sta nel fatto che non offre soluzioni standard, ma stimola consapevolezza e nuove chiavi di lettura. Il messaggio emerso è chiaro: il cambiamento aziendale non parte dai processi, ma da chi li guida.


Il Gioco dei Fatturati: quando i numeri raccontano un percorso

Uno dei momenti più significativi della Business School di marzo è stato il Gioco dei Fatturati, che ha mostrato ancora una volta come i numeri non raccontino solo risultati, ma percorsi di trasformazione.

Il terzo posto è andato a 3B Polirim – Gabriele Grassi, in una fase di forte riorganizzazione interna. Un risultato importante, maturato dentro un momento complesso di cambiamento strutturale.

Il secondo posto è stato conquistato da Brandi Costruzioni Meccaniche – Primo Brandi, con una lezione molto chiara: la percezione può ingannare, i numeri invece aiutano a leggere la realtà con più precisione e a prendere decisioni migliori.

Il primo posto è andato a RO.EN – Sofia Severi e Davide Severi, con una storia che mostra quanto la mentalità possa contare più del ruolo. Il passaggio di Sofia dall’area amministrativa a quella commerciale dimostra che la crescita arriva quando una persona sceglie di evolvere, mettersi in gioco e assumersi nuove responsabilità.

Anche qui il messaggio finale è stato concreto: celebrare i risultati non è ego, ma consapevolezza. Serve a rafforzare la direzione, dare energia e riconoscere ciò che sta funzionando davvero.


Cosa ci portiamo a casa dalla Business School Italia di marzo

Le giornate del 18 e 19 marzo hanno chiuso il percorso dedicato alle vendite, ma hanno anche aperto una prospettiva più ampia sul fare impresa oggi.

Da Alessandro Viviani è arrivata una spinta concreta verso una vendita più applicata e strutturata. Da Alessandro Vella è emersa l’importanza della leadership interiore e della gestione emotiva. Da Luciano Amadori è arrivata una testimonianza forte su visione, coraggio e relazioni. Da CiEvolviamo Bologna e dal Gioco dei Fatturati è arrivata la conferma che la crescita nasce quando consapevolezza, numeri e responsabilità iniziano a lavorare insieme.

Il filo conduttore di queste due giornate è stato chiaro: la crescita non accade per caso. Si costruisce quando l’imprenditore torna a guardare la propria azienda con lucidità, lavora su sé stesso e rafforza insieme sistema, persone e visione.

Ed è proprio da qui che partirà anche il prossimo percorso della Business School, dedicato a comunicazione, persuasione e vendita.


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redazione

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