Il segreto per il mio successo è che abbiamo fatto degli straordinari sforzi per assumere le persone migliori al mondo. Steve Jobs

 

ADDIO AL POSTO FISSO?

Hai mai sentito parlare di Job Hopping?

Letteralmente significa “saltare da un lavoro all’altro” ed è un fenomeno che nasce negli Stati Uniti ma che si sta diffondendo sempre di più anche in Italia e nel resto del mondo.

 

Sono, infatti, molteplici i fattori che influenzano, soprattutto i più giovani, a voler cambiare lavoro: stando ad una ricerca dell’Institute for Business Value, il 51% dei dipendenti aspirerebbe all’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata e il 43% guarderebbe a concrete opportunità di crescita all’interno dell’azienda, lasciando fuori, tra le priorità, l’aspetto puramente economico.

 

Se, però, da una parte, il fenomeno ha certamente degli aspetti positivi per i giovani lavoratori, dall’altra i recruiter potrebbero non vedere di buon occhio la possibilità di assumere un candidato che ha cambiato lavoro troppo spesso e in poco tempo.

 

Come mai, dunque?

 

JOB HOPPING: GLI SVANTAGGI

Sono tre i motivi principali che portano i recruiter ad essere diffidenti al riguardo:

 

  1. Il candidato può essere visto come poco affidabile: le aziende, infatti, investono tempo e denaro sul personale, per questo motivo ricercano risorse più stabili che, sulla base dello storico professionale, non diano l’impressione di tendere ad attaccarsi poco all’azienda stessa;
  2. Se un candidato cambia spesso lavoro e settore potrebbe non aver avuto il tempo necessario per acquisire competenze specifiche;
  3. Un candidato poco stabile può dare l’impressione di essere una persona che ha difficoltà nell’adattarsi.La risorsa non è produttiva e non viene riconfermata dopo il primo contratto di prova;
  4. Da un punto di vista economico qualcuno che lascia il lavoro dopo un breve periodo di tempo può costare all’azienda un dispendio economico maggiore.
  5. Come regola, un nuovo assunto inizia a diventare “produttivo” dopo circa sei mesi. In quest’ottica, una persona che lascia il proprio lavoro dopo un anno è stata produttiva per un breve periodo di tempo. 

    Questo fenomeno, se prima aveva un’accezione decisamente negativa, oggi non solo rappresenta una sorta di normalità, ma soprattutto è un fenomeno che rispecchia i profondi cambiamenti che hanno attraversato il mondo del lavoro negli ultimi anni.

    C’è da dire però che, se cambiare spesso lavoro può volgere a proprio favore nell’immediato, con il tempo, potrebbe anche ritorcersi contro.

 Naturalmente, non si tratta di regole standard, al contrario, bisogna sempre ricordare che ogni lavoratore ha una propria storia professionale e determinate esigenze che lo spingono a fare delle scelte a scapito di altre: per questo motivo, ogni caso è a sé e viene analizzato in quanto tale.

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